Guida al fondo pensione · aggiornata al 12 ottobre 2026

TFR in azienda o nel fondo pensione: cosa conviene e cosa cambia

Ogni lavoratore dipendente decide dove va il TFR che matura: resta in azienda oppure va a un fondo pensione. Le due scelte hanno regole, vantaggi e vincoli diversi, e una delle due non si può più cambiare.

In breve: Il fondo pensione di solito rende di più nel lungo periodo, ha una tassazione più bassa e, se aderisci al fondo del tuo contratto versando anche un tuo contributo, riceve il contributo del datore di lavoro; in cambio i soldi sono vincolati fino alla pensione, salvo anticipazioni e riscatti previsti dalla legge. Il TFR in azienda è disponibile quando lasci il lavoro e si rivaluta in modo prevedibile, ma rende poco. Chi sceglie il fondo non può riportare il TFR in azienda.

Cosa conviene di più

Dipende dal rendimento del comparto, dal contributo del datore di lavoro e dagli anni che mancano alla pensione. Con orizzonti lunghi e un comparto bilanciato o azionario, il fondo pensione tende a dare un capitale più alto: la tassazione finale scende dal 15% fino al 9%, mentre il TFR in azienda è tassato con l’aliquota media IRPEF (di solito dal 23% in su). Con un comparto garantito o con pochi anni davanti, il vantaggio si riduce e il TFR in azienda può valere di più.

Il contributo del datore di lavoro spetta di norma solo se aderisci al fondo previsto dal tuo CCNL e versi anche un tuo contributo: è denaro in più che con il TFR in azienda non ricevi.

Posso riportare il TFR in azienda dopo averlo versato al fondo?

No. La scelta di destinare il TFR alla previdenza complementare non è revocabile: il TFR già versato resta nel fondo e anche quello futuro continua ad andarci. Puoi invece cambiare comparto (di solito una volta l’anno) o trasferire tutta la posizione a un altro fondo dopo almeno due anni di iscrizione.

La scelta opposta è sempre possibile: chi ha lasciato il TFR in azienda può aderire a un fondo pensione in qualsiasi momento. In quel caso il TFR maturato fino all’adesione resta in azienda, mentre quello futuro va al fondo.

I limiti del TFR lasciato in azienda

  • Rende poco: si rivaluta ogni anno dell’1,5% più il 75% dell’inflazione, e sulla rivalutazione si paga un’imposta del 17%.
  • Tassazione più alta: quando lo ricevi è tassato con la tassazione separata, cioè con l’aliquota media IRPEF del tuo reddito di riferimento.
  • Nessun contributo del datore di lavoro né deduzione fiscale.
  • Anticipo limitato: dopo almeno 8 anni nella stessa azienda puoi chiedere fino al 70% del maturato, una sola volta, solo per spese sanitarie straordinarie, acquisto della prima casa per te o per i figli e alcuni congedi; l’azienda deve accogliere ogni anno solo un numero limitato di domande.
  • Se l’azienda fallisce e non paga, interviene il Fondo di garanzia dell’INPS.

I limiti del TFR nel fondo pensione

  • I soldi sono vincolati fino alla pensione, salvo anticipazioni, riscatti e RITA nei casi previsti dalla legge.
  • Il rendimento non è garantito (tranne nei comparti garantiti, che di solito rendono meno) e ci sono costi di gestione, diversi da fondo a fondo.
  • Alla pensione puoi ritirare in capitale al massimo il 50% della posizione: il resto viene pagato come rendita, salvo i casi in cui la rendita sarebbe troppo bassa.
  • La scelta non si può revocare: il TFR non torna più in azienda.

Quando puoi ritirare i soldi dal fondo: le anticipazioni

Anche prima della pensione puoi chiedere un’anticipazione nei casi previsti dalla legge (art. 11 del D.Lgs. 252/2005):

  • fino al 75% in qualsiasi momento per spese sanitarie straordinarie per te, il coniuge o i figli, con la tassazione agevolata dal 15% al 9%;
  • fino al 75% dopo 8 anni di iscrizione per acquistare o ristrutturare la prima casa per te o per i figli, con una tassazione del 23%;
  • fino al 30% dopo 8 anni di iscrizione per ulteriori esigenze, senza doverle documentare, con una tassazione del 23%.

Le anticipazioni insieme non possono superare il 75% della posizione e si possono reintegrare con versamenti successivi.

Riscatto: quando puoi ritirare tutto o una parte

  • 50% della posizione se resti senza lavoro da almeno 12 e fino a 48 mesi, o in caso di cassa integrazione o mobilità;
  • 100% in caso di invalidità permanente che riduce la capacità di lavoro a meno di un terzo, o se resti senza lavoro per più di 48 mesi;
  • in caso di morte prima della pensione, la posizione va ai beneficiari indicati o agli eredi;
  • se perdi i requisiti di partecipazione per altri motivi (per esempio cambi lavoro e non hai più diritto al fondo), puoi riscattare tutta la posizione con una tassazione del 23%, oppure trasferirla a un altro fondo.

Nei primi tre casi si applica la tassazione agevolata dal 15% al 9%. Se mancano meno di 5 anni ai requisiti della pensione, al posto del riscatto si accede di norma alla prestazione o alla RITA.

RITA: la rendita integrativa temporanea anticipata

La RITA permette di ricevere il fondo a rate negli anni che mancano alla pensione. Spetta, con almeno 5 anni di iscrizione alla previdenza complementare, a chi ha smesso di lavorare, ha almeno 20 anni di contributi obbligatori e raggiungerà la pensione di vecchiaia entro 5 anni; oppure a chi è senza lavoro da più di 24 mesi e raggiungerà la pensione di vecchiaia entro 10 anni. È tassata con l’aliquota agevolata dal 15% al 9%.

Se cambi lavoro o fondo

Se cambi lavoro puoi lasciare la posizione nel fondo, trasferirla al fondo del nuovo contratto o riscattarla nei casi previsti. Dopo almeno due anni di iscrizione puoi trasferire la posizione a un altro fondo. Dal 1° luglio 2026 il contributo del datore di lavoro segue il lavoratore anche se trasferisce la posizione a un fondo diverso da quello del contratto, secondo le regole del contratto stesso.

Novità 2026

  • Adesione automatica: dal 1° luglio 2026 chi è assunto per la prima volta nel settore privato è iscritto al fondo pensione del proprio contratto, con TFR e contributi, salvo diversa scelta entro 60 giorni.
  • Deducibilità: il limite annuo dei contributi deducibili sale da 5.164,57 € a 5.300 € dal 2026; chi ha iniziato a lavorare dal 2007 può recuperare la deduzione non usata nei primi 5 anni, fino a 2.650 € in più l’anno.
  • Nuove forme di prestazione alla pensione: rendita a durata definita, prelievi e erogazione frazionata, in alternativa alla rendita vitalizia.
  • La quota ritirabile in capitale resta al 50%: l’aumento al 60% previsto dalla legge di bilancio 2026 è stato cancellato a giugno 2026.

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Fonti

Contenuto informativo, non una consulenza: le regole di dettaglio (contributo del datore, cambio di comparto, tipi di rendita) dipendono dal contratto e dal regolamento del fondo. Prima di decidere leggi la nota informativa del fondo. Come lavoriamo.